“The sovereign people”: il nuovo album di Lameba in free download

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Esce oggi ed è liberamente scaricabile dal sito di AR Recordings, in via del tutto gratuita, The sovereign people, il nuovo album di Lameba (il side-project di Stefano Gallone degli Agate Rollings) nonché ennesimo rigurgito sonoro di un progetto artistico sempre più vicino a un’idea di lotta ideologica a una politica dell’odio – contro l’altro da sé e nei confronti dei propri simili – sempre più dilagante in un contesto storico-sociale a dir poco discutibile.

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C’è chi scende in piazza perché crede in qualcosa, chi lo fa per seguire qualcuno, chi lo fa per sentirsi utile a una qualunque causa. E c’è chi guarda tutti dall’esterno, scruta, studia, analizza, compara, rimescola, ricontestualizza e tira conclusioni che possono anche fare male. Molto male.

È questo il ruolo assunto da Lameba, il side-project sperimentale di Stefano Gallone degli Agate Rollings, su impronta apertamente critica nei confronti del contesto socio-politico attuale.

Senza mezzi termini, The sovereign people sulla scia concettuale avviata dal precedente Standing on a bleeding twilight e dal singolo A wonderful becoming / The bleeding circus (my life in the hand of Osiris) – non si cura minimamente di apparenti affabilità musicali per scaraventare in tavola le carte di un gioco ideologico tanto fragile quanto necessariamente rabbioso, fatto di collage sonori che gettano l’amo nel cuore della vita reale per costruire un universo parallelo solo apparentemente fittizio, in verità capace di andare a scavare nel profondo dell’anima nera di concittadini e cariche dello Stato per lasciare emergere tutto un magma indistinto di odio e rancore ricambiabile esclusivamente con medesima moneta.

Se la volta precedente si creava spazio per una riflessione generazionale amara e tumefatta in merito a ciò che poteva essere e che non è stato, ora è il turno del presente, di un oggi vilipeso e smembrato dalla potenza distruttiva – a detta di Gallone – di un’interpretazione completamente sbagliata del principio di sovranità popolare.

Da diverso tempo – afferma Stefano – nutro una sostanziale avversione per una buona fetta del cosiddetto “popolo sovrano” odierno. Parlo di quella ammirevole schiera di “letterati” i cui antenati consacravano il dio del momento in burattinesca esibizione dall’alto di un balcone di Piazza Venezia. Lo stesso branco sguaiato che poi, quel dio del momento improvvisamente diventato male assoluto, lo ha sfasciato di mazzate, sì, ma da morto. Che se no in vita si disturba e si rischia la fucilazione. Non sia mai. E chi li sfama, poi, i figli.

Buon sangue non mente.

Odio dal profondo dell’anima l’idea malsana di popolo sovrano che tutti avete contribuito a diffondere in un contesto storico, economico, sociale e politico definitivamente vilipeso e stuprato, dove la scienza sarebbe da tenere con la camicia di forza, dove ci si indigna e ci si affanna a disegnarsi sulla bocca un “je suis” occidentale ma presto, in fretta, che bisogna andare a fare la fila al centro commerciale per il nuovo modello di iPhone.

Noi però siamo il popolo. A noi si deve rendere conto.

Siete senza speranza. E io accanto a voi. Ma contro di voi.

Maledetti.

Con la scusa del “prima io, solo e sempre io, perché sono io” state riesumando la vostra più sterile e putrefatta anima di fascisti da carrozzone del vincitore, sterili buffoni sempre pronti ad applaudire e tessere le lodi del paraculo di turno, che sia un datore di lavoro o un ministro a cui chiedere un “selfie” pisciando sulle tombe di avi sacrificati per la vostra libertà di giocarvi lo stipendio alle scommesse virtuali, perdere tutto e regalare schiaffi a moglie e figli come panacea per le afflizioni del secolo.

Credete che vi sia tutto dovuto, baciamano e rispetto in quanto cittadini. Fuori dalle mura valorosi condottieri della giustizia e dell’equità sociale. Dentro le vostre pallide dimore solo ridicoli detentori di verità violentate sull’altare di un epocale scempio di ideologie e concrete battaglie che hanno fatto di voi persone libere di ruttare qualsiasi oscenità da capobranco.

Ma la verità ve la dico: siete solo una squallida accozzaglia di usurpatori della vera, pura e sincera dignità di individui senzienti. Siete solo la metastasi del reale significato dell’essere individui con una faccia, un nome, una dignità e una consistenza non esclusivamente carnale.

Siete solo il giocattolino della reach organica di chi trasmette in diretta il discorsetto dettato dal suo social media manager.

In questo universo sonoro che riassemblo e vi sbatto in faccia c’è tutto quello che realmente siete. E tutto quello che io sono. Non voi. Io. E tanti come me. Tanti che hanno capito. E stanno arrivando a rimboccarvi le calde coperte per un comodo riposo. Il giusto riposo di chi credeva di cambiare il mondo a colpi di lupara sul recinto del suo orticello.

Vi ammazzerete con le vostre stesse mani, come state già facendo.

Dormite, riposate. Domani sarà un altro giorno.

Ma le parole, in sostanza, lasciano anche un po’ il tempo che trovano. Solo ascoltando – ma facendolo per davvero – e accettando il raffronto semantico tra apparenza e verità, posto in essere dalla giustapposizione sonora di frammenti reali e ricreati, si può provare ad avvicinarsi a un’idea di vita sociale non facile da accettare ma non per questo impossibile da comprendere e sposare o contrastare.

The sovereign people parla di noi tutti, e lo fa in un modo non semplice da digerire. Ma parla anche di una possibilità di redenzione mai del tutto remota nelle coscienze di un popolo ridotto in servitù ideologica e intellettuale, una condizione tutt’altro che moderna e al passo con l’evoluzione della specie.

LAMEBA
The sovereign people

1. One million views on YouTube
2. Hallucinations (an overview)
3. Fear of unknown
4. Overboard
5. Absolution

Concepito, registrato, assemblato e prodotto da Stefano Gallone

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